Rachel Whiteread
Una interessante retrospettiva in corso al MADRE di Napoli: la prima mostra museale di Rachel Whiteread in Italia. La Whiteread (Londra 1963) è una delle artiste più importanti della sua generazione.
Sin dal 1988, dopo essersi laureata alla Slade School of Fine Art, Whiteread ha utilizzato per le sue sculture calchi di oggetti quotidiani: lo spazio sotto le sedie e i letti e all'interno di armadi, vasche da bagno e interni di case.
nella sua opera il vuoto diventa solido, il negativo si trasforma in positivo. L'oggetto da cui si è partiti sembra essere stato assorbito dallo spazio, lasciando le tracce della sua presenza nel calco del vuoto che lo circondava.
Attraverso la descrizione dell'assenza, l'artista riesce comunque a far emergere associazioni sensoriali grazie anche all'uso di materiali quali poliuretano, resine, gesso e gomma che acuiscono la percezione di qualcosa che non esiste più, ma che una volta era indissolubilmente legato alla vita umana. Molti dei lavori di Rachel Whiteread presentano questo aspetto: da un lato sono nostalgici e confortevoli, dall'altro si rivelano sinistri e alieni.
Il suo interesse si sposta progressivamente verso l'architettura intesa come spazio della collettività e della storia. Importanti mostre personali le sono state dedicate dai maggiori musei internazionali tra cui il Reina Sofia di Madrid, i musei d’arte moderna di Sao Paulo e di Rio de Janeiro, il Guggenheim Museum di New York, il Deutsche Guggenheim di Berlino, la Kunsthalle di Basilea.
Per l’occasione l’artista ha creato anche una grande installazione pensata appositamente per gli spazi dell’istituzione partenopea, utilizzando decine di case di bambola di varie epoche fino a formare un villaggio immaginario, reminiscente le ricostruzioni storiche negli allestimenti museali dei siti archeologici, analizzando e decostruendo la nostra percezione critica dei contesti abitativi.
