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Folon era uno di quei belgi di genio spesso definiti francesi, come Simenon o Brel: nato a Uccle, vicino Bruxelles, il primo marzo 1934 sarebbe dovuto diventare un architetto, ma capì abbastanza presto, a 21 anni, che il suo destino era un altro. Quello che gli piaceva "disegnare" erano le grandi città, il modo di vivere della metropoli, la sua modernità ma anche l'alienazione, la solitudine dell'uomo.
La carriera artistica vera e propria prende il largo dopo gli anni '60. Come raccontera' lui stesso, Folon trova il suo stile e i suoi temi in pochi mesi: ad attrarlo sono l'uomo e la città, la natura e l'ambiente. E se la Francia non lo capisce subito sono invece gli Usa a farlo: 'New Yorker', 'Horizon' ed 'Esquire', tutte prestigiose riviste, pubblicano i suoi primi disegni senza neppure averlo mai visto. Nel 1967 il suo primo contatto con l'Italia: incontra Giorgio Soavi e prepara i disegni per il suo libro 'Il messaggio'. Poco dopo, insieme, immaginano diversi progetti per l'Olivetti. Nel 1973 Folon illustra 'La Metamorfosi' di Kafka, primo di una serie di autori a cui l'artista belga sarà molto legato. L'anno successivo realizza 10 acqueforti per 'Le rovine circolari' di Borges e per una sala della nuova metropolitana di Bruxelles realizza 'Magic city', pittura di 165 metri quadri. Nel 1975 torna con l'Olivetti: il suo disegno murale 'Paesaggio' riveste la stazione di Waterloo della metropolitana londinese. In quello stesso anno esce in francese 'Lettres a' Giorgiò, la sua corrispondenza per immagini con Soavi. Nel 1987 per la riapertura del Teatro Olimpico costruito dal Palladio ne disegna il cartellone e dona al Museo di Vicenza 100 manifesti pubblicitari. Nel 1988 Folon disegna la sigla del Bicentenario della Rivoluzione francese e illustra la 'Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomò pubblicata in 5 lingue dall'Onu con una prefazione del segretario generale Perez de Cuellar.L'anno successivo torna in Italia dove lavora al Teatro Goldoni di Venezia, all'Argentina di Roma per una commedia di Goldoni messa in scena da Maurizio Scaparro. Nei dieci anni successivi Folon infittisce la sua produzione, ma solo nel 2000 riesce a creare quello a cui tiene di più: la sua Fondazione. Aperta nell'ottobre di quell'anno nel Domaine de La Hulpe Dréve de la Ramée, non distante da Bruxelles, in uno dei più bei parchi d'Europa, ospiterà in uno stesso luogo e tutte insieme le opere salvate dall'artista: legno, alberi, uccelli, natura, Folon è così nel suo mondo. Dolore e cordoglio per la morte dell' artista a Firenze e in Toscana, luoghi dove il maestro belga era solito recarsi nel corso dell'anno. "Piangiamo una persona dolcissima, un grande amico di Firenze", ha commentato il vicesindaco Giuseppe Matulli. "Un artista unico - ha aggiunto l' assessore comunale alla cultura Simone Siliani - che ci ha emozionato e che ha amato Firenze". Firenze conserva opere di Folon in spazi pubblici come "L' uomo della pioggia" e "L' uomo della pace". Ma è di Folon, per esempio, il logo della nuova tramvia fiorentina in costruzione. Cordoglio è stato espresso anche da altre città della toscana a cui l' artista era legato, come Viareggio. Il sindaco Marco Marcucci ha affermato "gratitudine a Folon per i valori sempre rappresentati nelle sue opere, come testimonia il mosaico della Colomba della pace collocato al monumento per la Resistenza nel parco XVI settembre. La generosità di Jean Michel Folon ha permesso che la nostra città ospitasse la bella e significativa mostra di ceramiche a Palazzo Paolina". A Lucca, invece, il presidente della Provincia Andrea Tagliasacchi ha parlato di "giorno doloroso, ma la luce delle sue opere ci accompagnerà sempre". Ai lucchesi nel 2003 Folon aveva donato una scultura in bronzo che rappresenta il simbolo della libertà dell' antica repubblica: la pantera. |
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Negli anni successivi (suo, tra l'altro, il titolo di testa della rete francese 'Antenne 2') è un susseguirsi di esposizioni, illustrazioni, libri e film, in Europa e fuori: tra questi ci sono le opere di Prevert, Ray Bradbury, Vian, Maupassant, Apolinnaire, Camus. Ma anche le scenografie teatrali delle opere di Frank Martin e Giacomo Puccini per il Gran Teatro di Ginevra. Così come cortometraggi a New York, Los Angeles, New Orleans.
A Firenze Folon ha tenuto fino agli inizi di ottobre la più grande mostra antologica della sua carriera suggellando il profondo legame che lo legava alla città sull' Arno. "E' la mostra della mia vita", disse lui stesso il giorno della presentazione. 

