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Da Monet a Boltanski

Dal 2 aprile al 16 luglio presso la Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo  (Parma) saranno esposti trenta capolavori di quello che, per l’arte contemporanea, è il secondo grande museo di Francia.

La mostra consente una sorta di racconto dell’arte del secolo appena concluso, da Monet ai protagonisti contemporanei, attraverso opere particolarmente significative, molte di notevoli dimensioni, scelte dal direttore del Musée di Saint-Etienne Lóránd Hegyi.

Cronologicamente prende avvio appunto con un’opera di Claude Monet, Nymphéas del 1907, facente parte dell’ultima serie dell’artista che, terminata da tempo la stagione impressionista, apre il nuovo secolo all’astrazione decorativa; il percorso continua, lungo la storia artistica di tutto il Novecento, fino ad arrivare alle opere di artisti viventi che esprimono tendenze, umori, problematiche e sensibilità dei nostri giorni come Bernard Frize, Christian Boltanski, Bernard Lavier.

Il Cubismo è rappresentato da una natura morta di Louis Marcoussis, si prosegue poi con un’opera di grande impatto visivo, Trois femmes sur fond rouge di Fernand Léger, capolavoro assoluto del 1927.La scelta prevede poi Équilibre di Jean Hélion, un dipinto del 1933, dove l’uso di forme circolari e oblique viene a turbare l’ortodossia concettuale del Neo-plasticismo, accentuando anche la sovrapposizione di forme colorate che sullo sfondo nero creano un’illusione di profondità.

L’automatismo grafico surrealista è ben rappresentato da André Masson con Les Prétendants del 1932, mentre una componente diversa del Surrealismo ci viene evidenziata da Mains et gants di Yves Tanguy, dove viene evidenziato il funzionamento reale del pensiero in uno spazio inquietante dalla profondità infinita.

A rappresentare il cospicuo numero di opere di Victor Brauner presenti a Saint-Etienne, quattro capolavori surrealisti di questo artista. Del secondo dopoguerra, a testimoniarne tutto il dramma e il profondo spaesamento degli artisti, un capolavoro di Jean Dubuffet e la pittura gestuale di Hans Hartung e Pierre Soulages, dove la drammaticità rembrandtiana dei neri crea intriganti rapporti luministici.

La Pop Art americana è rappresentata dai due giganti Andy Warhol e Roy Lichtenstein; non poteva mancare Yves Klein con Monochrome I.K.B., del 1957.

Con Bernard Rancillac la tela si ripopola di immagini accattivanti, molto vicine all’affiche, quasi a creare nell’esposizione una sosta “apparentemente piacevole” prima della nuova reimmersione concettuale con Benjamin Vautier, Fabrice Hybert e coi poetici pannelli di Bernard Frize del 1990.

Christian Boltanski, uno dei miti della contemporaneità, conclude la scelta con Conversation pièce del 1991, dove gli elementi più comuni diventano motivo per una riflessione dolorosa sulla vita.
 

 




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