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Lotto nelle Marche

Genio inquieto del Rinascimento, la sua fama è stata a lungo oscurata da quella del contemporaneo Tiziano; la sua recente rivalutazione invita a riscoprire i capolavori nati nelle Marche.

Sebbene le origini veneziane (Venezia 1480) e la probabile formazione presso Giovanni Bellini generino in lui una spiccata sensibilità per il colore e la luce, il suo cosmopolitismo lo porta a distaccarsi dalla maniera dominante nella Serenissima.

Durante i suoi spostamenti sviluppa uno stile molto personale, capace di aderire via via ai toni di un estremo naturalismo, al Manierismo dominante nell'Italia Centrale, e a un gioioso lirismo di atmosfere e colori.

Dotato di grande inventiva e di un certo umorismo intrinseco, Lotto predilige un certo gusto per il 'bizzarro', inserendo simboli oscuri, ambiguità visive, e dettagli curiosi anche nei quadri di soggetto religioso.

I suoi continui spostamenti sono motivati dalla necessità di reperire committenti, ma anche dall'incapacità di condurre una vita sedentaria, legata ad una realtà statica.

Lotto restituisce queste inquietudini nelle tele e nelle pale d'altare, dominate da colori vividi e dissonanti, e animate dai ritmi nervosi creati dalla luce e dalla espressiva gestualità dei personaggi.

Nonostante il successo ottenuto a Treviso, il maestro si sposta a Recanati nel 1506, per dipingere il "Polittico di San Domenico" (1508), e per sfruttare la vicinanza di Loreto, luogo di pellegrinaggio preferito da Papa Giulio II. La speranza di ottenere da lui importanti commissioni si concretizza nel 1508, anno in cui va a Roma per dipingere gli affreschi di Palazzo Vaticano, andati distrutti.

I viaggi compiuti a Bergamo e a Venezia gli permettono di sviluppare ulteriormente l'abilità di ritrattista e l'inventiva di pittore di immagini sacre, che si concretizza in una maggiore idealizzazione nei volti dei Santi e nella più enfatica magniloquenza delle posture.
 
Dalla metà degli anni trenta alla morte (1556/1557), tranne brevi viaggi a Treviso e ancora a Venezia (1540), Lotto lavora prevalentemente nelle Marche. Qui gli scarsi successi generano in lui un graduale allontanamento dal mondo che lo circonda.

Se i dipinti degli anni '30 sono ancora caratterizzati da emozioni e colori intensi, negli ultimi anni marchigiani essi acquisiscono uno stile sempre più introspettivo e cupo. Lo sguardo e la posa dei soggetti, la cui dolcezza coinvolgeva direttamente lo spettatore portandolo ad identificarsi ad essi, sono ora rivolti verso un mondo privato e personale.

L'attenzione da sempre rivolta ai soggetti sacri si rafforza, e l'adesione diviene più profonda e personale. Esempio principe di tale sensibilità è "La Presentazione di Cristo al Tempio", dipinto per la basilica di Loreto, che rappresenta forse la sua ultima opera.

Dotato di uno spirito profondamente inquieto e religioso, dal 1554 si ritirò nella Santa Casa di Loreto, dove, divenuto frate laico, morì nel 1556.


Le opere di Lorenzo Lotto nelle Marche:

* ANCONA - Pinacoteca civica - "Sacra Conversazione" (1538)
* ANCONA - Chiesa di San Francesco alle Scale - "Pala dell'Assunta" (1555)
* CINGOLI - Pinacoteca civica - "Madonna del Rosario" (1539)
* JESI - Pinacoteca civica - "Deposizione" (1512), "Polittico di Santa Lucia" (1532)
* LORETO - Basilica della santa Casa - "Presentazione al Tempio"
* MOGLIANO - (29 km S a sud di Macerata) Parrocchia - "Assunta e Santi" (1548)
* MONTE SAN GIUSTO - (15 km SE of Macerata) "Chiesa di Santa Maria in Telusiano" - "Crocifissione"
* RECANATI - Villa Colloredo-Mels (Pinacoteca Civica) - "Polittico di San Domenico" (1508); "Trasfigurazione" (c1512); "Annunciazione" (c1528); "San Giacomo Maggiore"




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