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Ebbe una rigida educazione religiosa e secondo il desiderio del padre sarebbe dovuto diventare un sacerdote. Ben presto il giovane Giacomo scoprì il piacere della "conoscenza", adolescente si dedicò allo studio delle lingue classiche e moderne, dell'ebraico, della storia, della filologia, della filosofia, delle scienze naturali e dell'astronomia. La sua "sete di sapere" e il desiderio di primeggiare - un culto della gloria che gli derivava dalle gesta degli antichi eroi - lo spinsero a cimentarsi in opere di generi diversi. In quel periodo scrisse: "La Storia dell'astronomia dalla sua origine fino all'anno 1811", "Saggio sopra gli errori popolari degli antichi", "Orazione degli italiani in occasione della liberazione del Piceno" e due tragedie, "La Virtù Indiana " e " Pompeo in Egitto". Successivamente divenne saggista e traduttore di testi classici, nel 1816 avvenne quello che viene definito il passaggio "dall'erudizione al bello" che segnò l'inizio della "produzione" poetica. In quegli anni si manifestarono i primi sintomi di una salute cagionevole: indebolimento della vista, crisi d'asma e una forma di scoliosi. Si avvicinò alla filosofia sensistica e materialistica, studiò Voltaire, Rousseau, Pascal. In quel periodo compose gli idilli "L'Infinito" e "Alla Luna", nel 1824 iniziò le "Operette Morali" che sono l'emblema del "pessimismo cosmico" leopardiano. Una collaborazione con un editore milanese - Stella - gli permise di spostarsi a Milano, a Bologna a Firenze, dove conobbe Alessandro Manzoni, a Pisa - lì compose "A Silvia" - . Nonostante fosse conscio del suo aspetto fisico poco attraente e della sua delicata salute, Giacomo Leopardi, si invaghì spesso di donne che non lo ricambiavano affatto, a Firenze si innamorò di Fanny Targioni Tozzetti che gli ispirò il ciclo di "Aspasia". Nel 1831 venne pubblicata la prima edizione dei "Canti" , nel 1832 le ultime operette "Dialogo di Tristano e di un amico" e "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere". Con l'amico Antonio Ranieri si trasferì a Napoli, intanto ultimò la seconda edizione dei "Canti" e scrisse "La Ginestra" e "Il tramonto della Luna". Ben presto la salute peggiorò e venne assistito con affetto dagli amici e dalla sorella Paolina. Mentre a Napoli infuriava il colera, il cuore tormentato di Giacomo Leopardi cessava di battere e la sua anima inquieta lasciava questa terra: era il 14 giugno 1837. La personalità di Leopardi. Il Leopardi è il poeta che canta la giovinezza anche se havissuto una vita solitaria priva di affetto. Ha cercato di scappare da una vita all'inizio poco piacevole e ha trovato la sua libertà nelle poesie |
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