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Cuba. Avanguardie 1920-1940
Sono i rivoluzionari dell’estetica, gli artisti che tentano di equilibrare il tempo storico della propria terra con quello universale in un tentativo alchemico nel quale la tradizione non si perda, ma si depuri dalle pedanterie accademiche. È, questo, un «fiume» che nasce come vena carsica, ma esce all’aperto e cresce e irrompe, a Cuba, tra gli anni 20 e 40: alimentato dalle Avanguardie pronte a una contestazione nella quale s’attacchi non solo il conservatorismo nella società in genere e nella pittura in particolare, ma si guardi con esaltazione allo sviluppo della tecnica, della scienza e, persino, alle rivendicazioni d’una classe operaia oppressa.
Nelle sale di Palazzo Bricherasio, sino all’8 ottobre, la mostra "Cuba. Avanguardie 1920-1940" ripercorre la modernizzazione della pittura dell’isola all’interno di questo nuovo universo formale e concettuale: gli «incendiari» della pittura - o gli «esteti della reazione», come li chiama Humiliana Llilian Llanes nel catalogo Electa - hanno i nomi di Victor Manuel Garcia, Antonio Gattorno, Eduardo Abela, Marcelo Pogolotti, Carlos Enriquez, Mariano Rodriguez, René Pontecarrero, Mario Carreño, Wilfredo Lam e, unica donna, Amelia Pelaez.
Lo splendore di Cuba e della sua poetica urbana sono ancora in auge da quando questi geni hanno lasciato il loro segno nell’arte nazionale, contribuendo alla sua grandezza e creando un nuovo sistema di valori che da allora perdura con la stessa resistenza e interezza rispecchiata in questa mostra.
Palazzo Bricherasio
