Un po' di storia

La storia del Large binocular telescope, recentemente inaugurato in Arizona ha coinciso con una vera e propria rivoluzione che, nel giro di due decenni, ha portato l'Italia ad essere fra i 3 o 4 Paesi al mondo con grandi telescopi di nuova generazione nell'emisfero Nord e Sud. "Venti anni fa l'Italia era il fanalino di coda in Europa perché non aveva grandi telescopi". L'idea fu lanciata da Franco Pacini e dai colleghi astrofisici Giancarlo Setti e Piero Salinari. Sembrava un progetto avveniristico e ad alto rischio e adesso è una delle più grandi promesse dell'astrofisica. La rivoluzione per l'astronomia italiana, ricorda Pacini, è avvenuta all'inizio degli anni '80, con la legge di riforma degli osservatori che lancio' l'epoca dei grandi telescopi.
Partirono così i radiotelescopi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Italia entro nell'ESO e venne approvato il progetto del Telescopio Nazionale Galileo, nelle Canarie. Nel 1985 cominciò anche l' avventura del telescopio LBT e fu Pacini, con l'allora ministro della Ricerca, Antonio Ruberti, a firmare l'accordo di collaborazione che assegnava all'Italia la quota del 25% nella realizzazione del telescopio. Fu l'osservatorio di Arcetri a gestire il progetto ed è tuttora sede del centro scientifico-tecnologico, adesso 'con la recente istituzione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) è questo organismo di riferimento a gestire il progetto.
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