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Destinazione Concordia

In uno sterminato deserto bianco a 3.200 metri di quota nonostante la temperatura di meno 60 e il duro lavoro, stanno bene i quattro italiani che hanno appena cominciato il lungo periodo di isolamento nella base italo-francese Concordia. E' la seconda spedizione invernale organizzata nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), finanziato dal ministero dell'Istruzione, universitą e ricerca e gestito dal consorzio formato da ENEA, CNR, inGV e OGS.

"Va tutto bene!", ha detto Lucia Agnoletto, 28 anni, ingegnere nucleare e specializzata in acquisizione dati, prima donna italiana a trascorrere l'inverno in Antartide. Durante il collegamento in teleconferenza organizzato presso l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nell'ambito della Settimana della cultura scientifica ha potuto anche salutare i genitori.

Omar Cerri, 28 anni, toscano di Roccastrada (Grosseto) e chimico dell'universitą di Firenze, a Concordia fa il lavoro di campionamento di aerosol, neve superficiale e cristalli di ghiaccio fatto da Edoardo Salvietti, che ha trascorso nella base antartica lo scorso inverno insieme ad un altro italiano, il medico Roberto Dicasillati. Con Lucia e Omar stanno per affrontare l'inverno antartico, compresi i quattro mesi di buio, Michele Impara, di Bologna, esperto di telecomunicazioni e trasmissione dati, e il giovanissimo Eliseo D'Eramo, appena 22 anni, nato a Sulmona č il meccanico della base.

"Sul plateau antartico si ha davvero la sensazione di un ambiente ostile. E' l'ultima frontiera, dove si č veramente isolati", ha detto Dicasillati rivolgendosi ai colleghi di Concordia. "La differenza tra noi e chi andrą su Marte č solo nel fatto che noi abbiamo la gravita", ha aggiunto Dicasillati."Stiamo bene hanno risposto dalla base antartica anchese ingrassare qui č quasi impossibile". La giornata infatti č piena, scandita ora per ora in modo da non risentire della luce continua in estate e dei lunghi mesi di buio in inverno.



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