Galleria continua in Cina

Da San Gimignano a Pechino il viaggio è lungo e soprattutto impegnativo: i fondatori della 'Galleria Continua', che hanno inaugurato la loro nuova sede di Pechino, non ne sembrano molto spaventati. "Non sappiamo dire se il mercato cinese sia maturo per le opere di artisti occidentali, siamo venuti per portare avanti un dialogo iniziato oltre 15 anni fa, poi vedremo cosa succede" dice Lorenzo Fiaschi, uno dei fondatori. La decisione, spiegano Fiaschi ed i suoi soci Mario Cristiani e Maurizio Rigillo, è venuta dopo un viaggio a Pechino, la scorsa primavera, nato a sua volta dai contatti che la Galleria aveva stabilito con alcuni dei pionieri dell' avanguardia cinese come Chen Zhen e Cai Guoqiang.
La 'Galleria Continua' di Pechino è un enorme spazio di mille metri quadrati (con un soffitto alto 13 metri) all'interno del '798', il 'distretto degli artisti' nel centro della capitale. Il '798' era una fabbrica costruita negli anni cinquanta da architetti tedesco-orientali. L'unità produttiva responsabile della fabbrica ha cominciato tre anni fa ad affittare alcuni dei locali rimasti vuoti in seguito alla riduzione del personale. Gli artisti sono arrivati alla spicciolata e in pochi mesi il '798' è diventato un punto di riferimento per tutta la città. Oggi è un susseguirsi di gallerie, studi di artisti, ristoranti e bar ed una tappa obbligata per i sempre più numerosi visitatori.
"La Galleria - affermano i promotori - si propone di presentare i lavoro di artisti internazionali ancora largamente sconosciuti in Cina" ma questo "non significa che gli artisti cinesi saranno trascurati. Anzi, l'obiettivo è quello di creare un canale di comunicazione diretto che faciliti gli scambi e l'interazione tra diversi modelli culturali". Ci sono pochi dubbi sul fatto che il posto sia quello giusto per iniziare un'avventura i cui sviluppi sono difficilmente prevedibili ma certamente promettenti.
L'unica certezza è che negli ultimi dieci anni la Cina è stata uno dei punti più caldi del mercato dell'arte. Rotti gli argini della censura negli anni seguiti alla liberalizzazione, l'arte e la cultura cinesi sono sul punto di fare il grande salto. L'arte ufficiale ancora fa fatica ad accogliere gli artisti 'non ufficiali', cioé quelli che non si preoccupano di essere 'politicamente corretti' e che, per questa ragione, non vengono promossi dal circuito ufficiale.
La scelta di venire a Pechino, affermano Cristiani, Fiaschi e Rigillo, non deve essere considerata solo commerciale: tra le iniziative alle quali si sta pensando, infatti, c'è l'organizzazione di una serie di 'workshop' di artisti italiani e cinesi l'anno prossimo, che in Cina è stato dichiarato 'anno della cultura italiana'.
Galleria continua
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